Red de Solidaridad Popular: Che cosa è

Il progetto della Red de Solidaridad Popular

Introduzione

La congiuntura della crisi strutturale e le politiche di austerità

Nel 2008 è scoppiata in Spagna la cosiddetta “crisi economica” ed i successivi governi del PSOE e PP hanno realizzato le politiche di austerità.
Sono state promulgate tre riforme del  lavoro, due riforme delle pensioni, riforme del sistema educativo, una riforma del sistema sanitario, una riforma del sistema finanziario, ci sono stati licenziamenti collettivi in molte imprese, sfratti massivi negli ultimi quattro anni, aumento dei prezzi, aumento delle imposte (come l’IVA sui prodotti di prima necessità), abbassamento dei salari.
Queste politiche di austerity hanno provocato un aumento della disoccupazione e della popolazione a rischio di esclusione, perdita del potere d’acquisto, aumento dei suicidi, la precarietà come forma di vita; insomma miseria e sofferenza.
Dopo quattro anni di queste politiche non si vede un’uscita dalla situazione economica delle famiglie, né si vedono indizi di ripresa economica nel futuro prossimo.

Resistenza alle politiche di austerità

Queste politiche hanno generato un’onda di proteste cittadine, come il 15M (NdT: Indignados) , la Plataforma de Afectados por las Hipotecas, le Mareas in difesa dei servizi pubblici e tre scioperi generali. Queste proteste sono state delle ampie mobilitazioni che hanno ricevuto l’appoggio dei lavoratori/trici, manifestazioni di migliaia di persone in tutto lo stato spagnolo, ma senza aver ottenuto una risposta dal potere politico.
È evidente che stiamo vivendo una modifica del modello di stato nato dalla Costituzione del ’78, un processo costituente lanciato dall’oligarchia finanziaria che non è mai stato approvato dal popolo spagnolo. Questo cambio di modello ha lasciato in disparte la classe operaia, che non può che assistere alla propria miseria, senza poter intervenire, né essere ascoltata.
La resistenza all’austerity non sta producendo un miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori/trici, al contrario, le nuove riforme aumentano lo sfruttamento, l’accumulazione del potere in ambiti sempre più ristretti, e la perdita di sovranità del popolo spagnolo. Quindi è d’obbligo chiedersi: come possiamo difenderci dagli attacchi e la perdita di diritti? È sufficiente la mobilitazione? Come affrontiamo i bisogni dei lavoratori/trici?


Dalla resistenza all’autodifesa

È ovvio che le mobilitazioni non stanno risolvendo i problemi della classe operaia spagnola, al contrario, la situazione delle famiglie è sempre più grave, le loro necessità basiche non sono soddisfatte. È quindi necessario coordinare l’organizzazione di una rete di solidarietà che faccia fronte al vuoto lasciato dallo Stato.
Bisogna fare un riferimento alla violenza strutturale che sopporta la classe operaia, non solo a causa della repressione degli attivisti, ma anche per la situazione di miseria delle famiglie, mentre si aggravano lo sfruttamento e l’estrazione del plusvalore da parte di una borghesia (multinazionali) che si arricchisce sempre di più.
È imprescindibile organizzare spazi di solidarietà a partire da quegli ambiti in cui la sinistra trasformatrice è attiva, degli spazi in cui possiamo soddisfare in modo collettivo le necessità della nostra classe e aumentare la capacità di organizzazione dei lavoratori/trici. Questo progetto vuole dare vita, in tutti i luoghi possibili,  a una rete di solidarietà di classe per coprire i bisogni dei diseredati (espropriati dei mezzi di produzione) attraverso la solidarietà e l’organizzazione collettiva. Perciò presenteremo la giustificazione teorica e metodologica in base ad esperienze storiche e analizzeremo brevemente le condizioni di vita e la loro evoluzione. Poi presenteremo i programmi di solidarietà della Red de Solidaridad Popular che si possono mettere in marcia in tutto lo Stato.

Antecedenti storici: dal Soccorso Rosso Internazionale ai programmi di sopravvivenza delle Pantere Nere

Soccorso Rosso Internazionale

L’Organizzazione Internazionale per l’Aiuto ai Rivoluzionari, conosciuta in Unione Sovietica con l’acronimo MOPR, si diffuse con il nome di Soccorso Rosso Internazionale (I.R.A.) e come Rote Hilfe. Gli inizi del Soccorso Rosso Internazionale, organo ausiliario del Comintern, risalgono al 1922. Va ricordato, tuttavia, che, secondo le memorie di Elena Stasova, vice presidente e poi presidente del S.R.I. dal 1927 al 1938 esistevano gruppi dispersi e disorganizzati dal 1920 allo scopo di aiutare “le vittime della reazione”. A tale scopo Stasova parla di un Soccorso Rosso in Germania, una Croce Rossa politica in Polonia, un’altra organizzazione in Bulgaria, il Comitato di Difesa dei rivoluzionari ungheresi a Vienna e gruppo di sostegno dei detenuti politici e delle vittime del fascismo presente in molte località italiane.
Il S.R.I. fu lanciato il 17 dicembre 1922 quando fu creato un ufficio centrale durante il suo primo incontro, tuttavia la prima celebrazione a livello nazionale del MOPR di tutta la Russia sovietica ebbe luogo il 30 gennaio 1924 e coinvolse 50 delegati da tutta l’URSS. È, tuttavia, solo durante la Prima Conferenza Internazionale  dal 14 luglio al 16 luglio 1924, è stata istituita la vera e propria organizzazione del S.R.I.. Ad essa parteciparono 108 delegati, due terzi dei quali provenivano dall’esterno dell’Unione Sovietica.
Furono definiti in modo chiaro gli obiettivi programmatici del S.R.I., i suoi intenti di andare oltre il supporto esclusivo e generico a “tutti” i “simpatizzanti della causa della lotta rivoluzionaria”. E’ importante sottolineare che il S.R.I. non intese mai nascondere il suo scopo politico o il suo carattere di clase. I suoi scopi da questo primo manifesto furono ampiamente espressi e dichiarati. Il S.R.I. in quella dichiarazione si riferisce a se stesso come alla “retroguardia rossa”, una definizione che è stata spesso utilizzata in letteratura in modo spregiativo per nominare il S.R.I. Si dice, per esempio, che era il termine con il quale “fu designata da tutta la stampa sovietica”, ma in realtà questa affermazione non fu della stampa sovietica, ma era la forma con cui il S.R.I. stesso si autodefinì al Congresso del 1924 e forse anche prima.

Il fatto che gli obiettivi del S.R.I. non fossero solo  filantropici è chiaro sin dall’inizio e l’azione filantropica non sembra mai essere stata disconnessa da quella politica. Lo stesso Zinoniev nel 1925 afferma: “il MOPR non è un’organizzazione filantropica né un’istituzione dedicata alla carità; deve essere considerato come un anello nella catena del movimento proletario internazionale “.

IL S.R.I. aveva raggiunto livelli mondiali, un’espansione che può essere spiegata nel quadro dell’internazionalismo comunista e dell’internazionalizzazione della solidarietà allora molto più forte e riconosciuta nel mondo del lavoro, sociale e intellettuale. Capace di suscitare un ampio interesse attraverso campagne internazionali (ad esempio, tra le altre, quella per Sacco e Vanzetti, per Gramsci e in seguito per Ernesto Thaelmann e per Ana Pauker). Un’organizzazione che si dispiegò  attraverso le sezioni nazionali del Soccorso Rosso Internazionale e dell’altra grande organizzazione di “solidarietà” che era il S.O.I. (Socorro Obrero Internacional) fondato sempre dal Comintern a Berlino nel 1921.

Il S.R.I. era un’idea nata dal Comintern che aveva l’enorme valore, oltre a costituire una rete politica internazionale, di aver forgiato l’internazionalizzazione della solidarietà, non solo tra il proletariato ma anche tra la popolazione in generale. Un internazionalismo di solidarietà che fu promosso sia che dagli intellettuali di tutto il mondo che dalla gente comune e fu sviluppato non solo per portare a termine i suoi scopi politici immediati, ma per la necessità e la possibilità di fornire assistenza in anni cruciali e drammatici quali quelli del periodo tra le due guerre. . Il S.R.I. non era un’arma esclusiva della politica estera sovietica, ma un efficace strumento di azioni di solidarietà di utilità sociale, culturale e umanitaria.

Il Soccorso Rosso in Spagna

In Spagna, il Soccorso Rosso era agli inizi, dal 1923, un organismo clandestino con fini soprattutto di propaganda politica nel clima avverso della dittatura militare di Primo de Rivera. La metamorfosi nella principale organizzazione focalizzata su aiuti e soccorsi per i detenuti politici e le loro famiglie si verifica nell’ottobre 1934.  Infine, durante la guerra civile diventò la vera base del sistema sanitario militare repubblicano e fu allora che si iniziò a conoscere più ampiamente l’azione che stava sviluppando.

Questi nascenti nuclei del S.R.I., la cui origine coincide con i primi anni della dittatura di Primo de Rivera, avevano vita difficile ed erano  soggetti alla stessa e dura repressione anticomunista. Nel novembre 1924 il S.R.I. subì l’arresto di quasi tutto il personale del “Comitato Centrale dimissionario, della Commissione provvisoria e dei principali dirigenti comunisti di Barcellona e Vizcaya”.

Nonostante l’esiguità numerica del P.C.E. e del S.R.I. in quegli anni, e che alla fine della dittatura il numero dei membri del partito e del S.R.I. fosse insignificante, il secondo stava mettendo radici e crescendo, fino a quando nel 1927 circa  venne organizzato in tutto il territorio spagnolo con varie Federazioni regionali. È, in diverse condizioni politiche, che il S.R.I. troverà nel 1934 la sua più grande forza ed espansione, quando durante la ribellione delle Asturie seppe, contro una ridotta attività di assistenza da parte del Partito Socialista, “cogliere l’attimo” nel campo dell’assistenza e sostegno alle vittime della repressione. Può essere letto in un documento che “il S.R.I. nel 1934 iniziò a giocare un ruolo enorme nel nostro paese, quando si scatenò il terrore radical-cedista”, cioè quando stabilì le sue basi in Spagna.

Ci fu un momento in cui, dalla proclamazione della Repubblica fino all’ottobre del 1934, il P.C.E. visse in uno stato non del tutto favorevole in cui, come dice Rafael Cruz, era “legalmente tollerato”, fino a quando, dall’ottobre 1934 al febbraio 1936, entrò nell’illegalità. Di fronte a queste limitazioni imposte al partito comunista, il S.R.I. è stato in grado di continuare a sviluppare la sua propaganda e le sue attività senza grandi impedimenti e forse con maggiore libertà d’azione poiché non era direttamente perseguibile.

Fu in questo momento, che il S.R.I. In Spagna, ampliò la propria rete di solidarietà internazionale e sperimentò le sue modalità di azione, successivamente sviluppate dal Soccorso Rosso Internazionale durante la Guerra Civile. Il S.R.I. si rivelò, sicuramente, come un efficace canale politico complementare a quello del partito e quindi della politica del Comintern.

Il S.R.I. gioca tra il 1933 e il 1935 un ruolo importante nella costruzione dell’unità di azione e nella direzione dei fronti popolari. È quindi in questa politica che si sono concretizzati i patti di unità d’azione, che possono spiegare l’inserimento e le prestazioni del S.R.I. nel comitato nazionale per aiutare le vittime della repressione dell’ottobre. Un comitato formato da socialisti, comunisti e membri dei sindacati di UGT, CGTU e autonomi. Nella ridistribuzione generale delle posizioni, la tesorería fu  affidata al S.R.I., una funzione che assicurò un ruolo decisivo nelle decisioni di distribuzione degli aiuti attraverso i massimi rappresentanti del P.C.E. ed accentuò il potenziale di reclutamento che aveva in quegli anni, sebbene solo con la Guerra Civile si concretizza la possibilità di trasformare il S.R.I. in un movimento antifascista di massa.

Il S.R.I. passò dall’essere un’organizzazione impegnata ad aiutare le vittime della repressione contro la rivoluzione asturiana a sviluppare programmi alimentari, programmi di solidarietà alle famiglie dei repubblicani e ad essere la base del sistema sanitario durante la Guerra Civile e poi successivamente l’organizzazione di supporto solidale agli esiliati spagnoli.

Programmi di sopravvivenza del Black Panther Party

Il Black Panther Party (in seguito BPP) nasce dal conflitto tra la lotta istituzionale e la lotta radicale negli Stati Uniti.  Il 1967 segna una rottura nel movimento nero, il passaggio dalla prospettiva dominante dei diritti civili e del pacifismo, difesa da Martin Luther King, all’idea del Potere Nero. Rivendicare più diritti: potere nel senso più ampio, giustizia sociale.  Dal 1967 questi due modelli saranno in contrapposizione: la concezione della piccola borghesia riformista nera, ben integrata nella società, confligge con la popolazione nera che risiede nei ghetti delle grandi città.

Concepito come un’avanguardia rivoluzionaria e anticapitalista, le Pantere Nere non cercavano solo di liberare i neri dal loro ambiente repressivo: “Per noi, si tratta di una lotta di classe tra la classe operaia, che raggruppa le masse, e la piccola minoranza che è classe dirigente, i membri della classe operaia, qualunque sia il loro colore, devono unirsi contro la classe dominante che li opprime e li sfrutta (…) Crediamo che stiamo portando avanti una lotta di classe, non una lotta razziale . “

Il BPP lotta per il socialismo come un’utopia da realizzare: la scomparsa dell’imperialismo mondiale, l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione, si concentrano sui bisogni delle persone, non sui profitti aziendali, sul controllo della produzione e distribuzione della ricchezza sociale, la co-partecipazione di tutti nel processo sociale, la fine dello sfruttamento e del lavoro alienante, l’abolizione dello Stato.  Queste sono approssimativamente le caratteristiche della società per la quale le Pantere Nere combattono.  In questa visione, quando vengono incorporati nuovi militanti, vengono incorporate altre visioni che considerano la necessità di un lavoro sociale o persino di assistenza sociale.  In effetti, da questi possibili approcci antagonistici nasce una sintesi che sarà l’azione nei ghetti per servire il popolo;  e più specificamente il “lumpenproletariat” della colonia.

Definiscono il “lumpenproletariat” come coloro che non hanno alcun legame garantito con i mezzi di produzione o con ciò che la società capitalista può offrire, l’esercito di riserva dei disoccupati strutturali e tutti quelli che vivono l’aiuto sociale.  Possiamo vedere che la classica definizione marxista di “lumpen” è rivista e adattata al fatto che il lumpen americano è costituito per la maggior parte dalla popolazione nera.

Il BPP sviluppa un’opera al di fuori delle classiche aree di influenza del marxismo, delle grandi aziende, dei centri di lavoro e lavorerà nelle baraccopoli urbane.  In questi ghetti realizzeranno un vero programma sociale parallelo al governo, volto ad alleviare la carenza o la mancanza di servizi sociali del governo: assistenza legale, mense scolastiche per bambini, cliniche e centri medici, distribuzione di vestiario, consulenza per i disoccupati, “scuole di liberazione”, il programma SAFE progettato per aiutare gli anziani in tutto ciò di cui hanno bisogno;  tutto gratis.  Istituirono servizi di mutuo aiuto, destinati, ad esempio, a riparare un danno domestico o a deratizzare un edificio.  Questi programmi sociali sono chiamati dai Black Panthers come “Programmi di Sopravvivenza”.

L’obiettivo finale del BPP non era solo quello di fornire aiuti ai poveri, che erano già stati fatti da altre organizzazioni che lavoravano per l’integrazione di comunità di colore nella società americana, o da numerose associazioni filantropiche che finanziavano associazioni di beneficenza.  Le azioni sociali del BPP possono essere considerate come atti di propaganda, poiché erano destinate a rendere i diseredati consapevoli di potersi auto-organizzare e formare insieme un fronte comune di fronte alla discriminazione governativa, contro il capitalismo.  Secondo Sundiata Acoli, “era una politica più vicina alla gente, viveva con loro, condivideva i loro problemi e si organizzava per implementare soluzioni ai loro problemi quotidiani che li preoccupavano così tanto”.  Per il BPP se la lotta armata difensiva era parte della soluzione, non poteva essere concepita senza un’azione sociale e culturale a lungo termine.  Per raggiungere la rivoluzione, dobbiamo prima essere di aiuto alla gente, costruire unità e organizzazioni di massa: Servire il popolo.

Contesto sociale e economico in Spagna

Giustificazione metodologica e fonti

Per un progetto di questa dimensione bisogna definire la situazione socio-economica in cui si trova la società spagnola. Useremo quindi la Encuesta de Población Activa (EPA) elaborata dall’Instituto Nacional de Estadística (INE), e la relazione sull’esclusione sociale in Spagna e il rischio di povertà, elaborato dall’Agenzia Europea contro la Povertà (EAPN), che permetterà di vedere l’evoluzione di questi indicatori tra il 2009 e il 2011.

Popolazione attiva e disoccupazione in Spagna

I dati dell’EPA del quarto trimestre 2012 confermano il dramma sociale e la situazione insostenibile di milioni di persone in Spagna. Vediamo i dati più significativi:

• La popolazione di 16 o più anni diminuisce di 87.300 persone nel quarto trimestre del 2012, il numero di nuclei familiari diminuisce di 65.800. Il saldo migratorio degli stranieri è stato negativo, così come il saldo migratorio interno. Il profilo tipo della popolazione spagnola emigrante è il gruppo d’età compresa fra i 28 e i 45 anni, e i bambini dai 2 agli 8 anni: questi dati segnalano uno spostamento di nuclei familiari all’estero, oltre all’emigrazione giovanile.
• L’occupazione diminuisce di 363.300 persone nel quarto trimestre 2012, fino a un totale di 16.957.100. Il tasso di variazione trimestrale del lavoro è di -2,10%. L’occupazione si riduce di 74.500 persone nel pubblico impiego e 288 700 nel settore privato. È evidente che la distruzione di posti di lavoro non si limita solo al settore privato, ma riguarda anche quello pubblico. Il numero degli occupati/e nel settore privato è di 14.039.900, e quello del settore pubblico 2.917.200. Sia il settore pubblico che quello privato presentano variazioni annuali negative: – 6,98% nel primo caso, – 4,30% nel secondo.

• I lavoratori con contratto a tempo indeterminato diminuiscono di 91.199 e quelli con con contratto temporale di 216.600; questi dati evidenziano l’impossibilità di creare posti di lavoro con l’aumento del precariato e l’utilizzo di contratti a tempo determinato o precari.


• I disoccupati sono 5.965.400, il 26,02%. Il tasso di disoccupazione maschile è del 25,58%, quella femminile il 26,55%. Per quanto riguarda la popolazione straniera, la disoccupazione arriva al 36,53%, superiore a quella delle persone con nazionalità spagnola (24,23%).
• Il tasso di attività è di 22.922.400, con una perdita nel 2012 di 158.700 persone. La diminuzione delle persone in attivo nel quarto trimestre del 2012 è molto intensa. Il tasso di attività è del 59,8%.
• I nuclei familiari in cui tutti i membri attivi sono disoccupati sono 1.833.700, e sono 8.334.300 i nuclei familiari in cui tutti i membri sono in attivo, cioè nel 2012 i nuclei che hanno perso tutti i loro membri attivi sono cresciuti di 258.700, mentre quelli in cui tutti i membri sono in attivo diminuiscono di 511.700.

Tutti i dati raccolti sono estratti dall’EPA e quindi sono dati ufficiali dell’INE.  Questi dati riflettono fedelmente il dramma sociale ed economico che sta portando molte famiglie lavoratrici a situazioni di sofferenza.  È il risultato di diverse riforme e tagli di manodopera, che non solo non sono riusciti a migliorare la situazione, ma stanno anche distruggendo le risorse pubbliche per affrontare la situazione di milioni di case.  È evidente che lo Stato non è più in grado di far fronte alla situazione di emergenza sociale che esiste in Spagna.

Dopo questi dati analizzeremo i dati sulla povertà e l’esclusione sociale in Spagna, per avere un quadro più completo dell’impatto delle politiche di austerità e dei tagli nel nostro paese.

Evoluzione dell’indicatore del rischio di povertà e esclusione sociale in Spagna

I dati che presentiamo sono tratti da due informative della EAPN, un’agenzia europea, sono quindi dati ufficiali usati dagli stati membri dell’UE.

Per avere una visione globale dello Stato Spagnolo usiamo l’indicatore AROPE, che serve a misurare il rischio di povertà e esclusione sociale, che fa riferimento alla percentuale di popolazione che si trova a rischio; la sigla è un acronimo che significa “At Risk Of Poverty/Exclusion”.

Questo concetto si riferisce a situazioni di vulnerabilità in cui la povertà è uno degli aspetti rilevanti; perciò non è lo stesso concetto del tasso di povertà. Quindi le persone in situazione di povertà sono incluse nell’AROPE, ma è possibile che persone contemplate nell’AROPE non siano povere.

Questo indicatore combina il reddito, le possibilità di consumo e il lavoro in base a questi fattori:

• Popolazione al di sotto della soglia di povertà: persone che vivono in nuclei familiari con un reddito inferiore al 60% della media del reddito nazionale equivalente.
• Popolazione con privazioni materiali severe, cioè le persone che vivono in nuclei familiari in cui non ci si può permettere quattro delle nove funzioni di consumo basico (come l’affitto o il riscaldamento)
• Popolazione con una bassa intensità di lavoro nel nucleo familiare, cioè la relazione tra il numero di mesi in cui i membri del nucleo hanno lavorato, e il numero totale dei mesi in cui, in teoria, tutti i membri potrebbero lavorare.

L’indicatore definisce le persone che o hanno almeno uno dei tre requisiti.

• •Nel 2011 l’indice della povertà e l’esclusione in Spagna è aumentato di 1,5 punti percentuali, e raggiunge il 27% della popolazione. Si tratta di un aumento di 751.071 persone che, sommate alle anteriori, danno un totale di 12.741.434 persone a rischio di povertà e esclusione. Dall’inizio della “crisi” e dell’austerity questo tasso è cresciuto esponenzialmente.
• Tasso di povertà: con i tagli e la “crisi” questo tasso è aumentato. Nel 2009 c’erano 9.115.432 poveri e negli ultimi tre anni questa cifra è cresciuta di 1.172.000, arrivando a un totale di 10.287.527 persone povere, il 21,8 % della popolazione.
• La distribuzione del tasso di povertà cambia in base all’età. Si riduce solo nella popolazione di più di 65 anni, dato alla maggiore stabilità di entrate; è molto più alto nella popolazione tra i 16 ai 29 anni, con un aumento del 6,4%.

Conclusione

Alla luce dei dati è ovvio che nella società spagnola c’è una situazione di emergenza sociale, i lavoratori non solo perdono potere d’acquisto, ma stanno perdendo la capacità di vivere in condizioni decenti.  Stiamo assistendo a un cambiamento nello stato sociale come è stato inteso fino ad ora, lo stato dall’inizio della “crisi” non solo non ha offerto soluzioni a queste situazioni, ma ha acuito le differenze attuando tagli nei settori pubblici chiave per assistere la popolazione in una situazione di difficoltà economica.  Ecco perché oggi la sfida è quella di costituire un’organizzazione o una rete in grado di “supplire” alle carenze dello Stato capitalista per cominciare a considerare la necessità di coprire i bisogni della gente.

Questi dati sono già di per sé, la dimostrazione della violenza strutturale che stanno impiantando nei paesi capitalisti attraverso politiche di tagli o austerità, e l’organizzazione per la difesa dei lavoratori è ora più prioritaria che mai.

Organizzazione della Rete Solidale

Un’organizzazione per la solidarietà

Dopo l’analisi della situazione economica e sociale in Spagna è evidente che è necessario organizzare la solidarietà per difendere i lavoratori, ma anche per facilitare la creazione di strumenti organizzativi e la creazione di reti per coprire le carenze attuali dello Stato.  In questo contesto, il percorso istituzionale ha raggiunto il suo apice, l’utilità dell’azione nelle istituzioni all’interno di un quadro politico in cui la sovranità è stata sequestrata alle amministrazioni locali e vengono imposte politiche di austerità e tagli.  È necessario lottare per la giustizia sociale e lavorare per una più equa distribuzione della ricchezza da altre basi, da un’altra prospettiva.
È tempo di proporre alternative concrete per ottenere risultati concreti e miglioramenti nella qualità della vita delle persone, perché questa proposta di rete solidale mira a diventare il generatore di alternative concrete che consentano di costruire un modello di relazioni sociali e scambi economici. ;  È evidente che stiamo parlando di allenarci come classe per svolgere una pratica più vicina al nostro ideale di società.

La solidarietà è un elemento principale per comprendere le relazioni umane, è per questo che non proponiamo un progetto di beneficenza;  Al contrario, proponiamo un progetto di solidarietà che genera sinergie, che consente alle persone di stabilire nuove modalità di relazione sociale ed economica, che è in grado di fornire strumenti alle persone che soffrono di cooperazione e la solidarietà può lasciare questa situazione in modo permanente e non soggetto a nuova “crisi” o sfruttamento.

Prima andremo a dettagliare gli obiettivi strategici e gli obiettivi specifici, quindi valuteremo le linee di lavoro da sviluppare.

Obiettivi

Obiettivi strategici: obiettivi che rappresentano la base del progetto e allo stesso tempo sono a lungo termine.
1. Organizzare una rete di solidarietà in tutto lo stato che risponda alle esigenze della classe operaia impoverita dalle politiche di austerità e dall’eliminazione dello stato sociale, per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori.
2. Coprire l’assenza di politiche pubbliche da parte dello Stato generando programmi di solidarietà e di auto-organizzazione che consentano di alleviare le assenze o i deficit.
3. Creare strumenti economici secondo i principi dell’economia sociale.
4. Formare e renderci capaci, come lavoratori/trici, di fare del socialismo una prassi nel presente.

Obiettivi concreti: obiettivi concreti che ci consentono di sviluppare gli obiettivi strategici a breve e medio termine:
1. Sviluppare programmi di solidarietà in base alle esigenze di ciascuna area di attuazione
2. Collaborare con i movimenti sociali e le organizzazioni che difendono un cambio di sistema, per realizzare e ampliare i programmi
3. Coinvolgere i lavoratori che partecipano ai programmi, affinché siano responsabili degli stessi e li promuovano.
4. Migliorare le abitudini quotidiane e garantire la sovranità alimentare o la capacità di avere un’alimentazione dignitosa.
5. Dare impulso e rafforzare nuove relazioni economiche basate sull’uguaglianza e il riconoscimento del valore del lavoro; bisognerà lavorare con l’economia sociale e dare impulso a progetti di economia sociale
6. Difendere le vittime della repressione, mediante la difesa giuridica e la solidarietà economica

Programmi di Solidarietà

Per raggiungere questi obiettivi, i programmi di solidarietà sono lo strumento basico: ne proponiamo quat:tro, ma non sono gli unici, né devono essere realizzati obbligatoriamente. È conveniente che ogni Gruppo di azione comunitaria o assemblea della RSP faccia una diagnosi della situazione dei servizi pubblici, dei tagli e dei principali problema della zona, per poi proporre i programmi più adeguati. La sistematizzazione e la raccolta di dati in ciascuna delle esperienze dovrebbero servire al resto dei gruppi di azione comunitari per attuare nuovi programmi di solidarietà.

Programma di Sovranità Alimentare

È evidente che le situazioni di esclusione sociale e l’impoverimento delle nostre famiglie stanno generando problemi alimentari nelle famiglie, non solo ci sono famiglie che non possono avere una dieta settimanale completa, ma anche la diminuzione del reddito influisce sulla qualità del cibo.  Allo stesso modo le persone che possono mantenere, grazie a un reddito regolare, una dieta settimanale equilibrata di solito accedono ai circuiti commerciali dei supermercati  mentre  è necessario promuovere l’agricoltura biologica in modo che queste famiglie lascino il circuito commerciale il più possibile.  Proponiamo le seguenti attività nell’ambito di questo programma:

1. Dispensa alimentare solidale: è evidente che sempre più famiglie hanno bisogno di aiuto per completare la loro dieta settimanale, in questo senso saranno messe in atto dispense alimentari solidali per raccogliere cibo ed aiutare le famiglie lavoratrici ad alleviare questo problema in una certa misura.  Al fine di rafforzare la distribuzione solidale di alimenti, dobbiamo stabilire alcuni criteri per allocare la distribuzione del cibo che si può ottenere, inoltre è necessario essere chiari su quale cibo andremo a raccogliere in base alle esigenze alimentari di base.

• La ricerca di alimenti: la ricerca e la richiesta di cibo saranno effettuate sia nei centri commerciali, sia nelle piccole imprese e a livello individuale.  La divulgazione è importante per pubblicizzare il progetto e le persone sono coinvolte nell’organizzazione della dispensa solidale.  Al momento della richiesta del cibo, la richiesta verrà effettuata sulla base di un piano nutrizionale che illustreremo in seguito.  Si può sempre chiedere di accettare altri alimenti, ma l’obiettivo specifico è quello di ottenere il cibo necessario per garantire il contributo di  calorie stabilito.
• Le necessità nutrizionali, in termini di sufficienza calorica e qualità, per una persona adulta sono: una media di 1.500 y 2.000 kcal/día, delle quali il 55% devono essere carboidrati, il 30% proteine, il 15% lipidi. Bisognerà preparare i cesti ogni due settimane in base a queste proporzioni.
• Criteri per assegnare gli alimenti: è importante disporre di criteri di allocazione basati su alcuni elementi che ci consentono di  poter selezionare le persone che avranno accesso alla dispensa. In questo modo si possono consegnare gli alimenti in un ordine decrescente in base alle difficoltà di ogni famiglia. Gli indicatori da tenere in conto sono:

• Numero di persone del nucleo familiare, persone in età lavorativa o con entrate, e persone dipendenti (minorenni o persone con più di 65 anni senza pensione)
• Intensità del lavoro: numero di persone in età lavorativa, chiedere informazioni sulle entrate se esistono (salario, pensione…).
• Situazione rispetto ai pagamenti della casa: bisognerà conoscere quanto si paga per la casa ogni anno, e se si tratta di mutuo o affitto. In questo modo possiamo sapere se una famiglia rischia di perdere la sua casa: questo item non serve quindi per sapere chi paga di più d’affitto o di mutuo.
• Possibilità di mangiare carne o pesce ogni due giorni. Se la risposta è negativa, si segnala la frequenza.

Questi indicatori permetteranno di selezionare l’ordine di distribuzione delle buste alimentari in base alle esigenze. E’ importante effettuare un colloquio preliminare con le famiglie che vogliono accedere alla dispensa solidale, cosi da poter effettuare la selezione nel miglior modo possibile e spiegare il progetto:

• Distribuzione degli alimenti: una volta effettuate le interviste, le famiglie saranno selezionate e i contatti stabiliti per stabilire una giornata di distribuzione del cibo ogni 15 giorni.
• Monitoraggio delle famiglie beneficiarie del programma: un follow-up mensile sarà condotto con un colloquio per valutare se vi è un cambiamento nei bisogni e servirà al livello locale per poter consigliare o fare riferimento a risorse pubbliche.  Le persone che partecipano alla dispensa solidale dovrebbero essere coinvolte nell’organizzazione di questa e pertanto si terranno assemblee mensili per distribuire i compiti.

2. Gruppi di consumo: questi gruppi servono a organizzare i consumatori fuori dal circuito commerciale, per comprare prodotti biologici a km zero direttamente ai produttori. Così si contribuisce a un’alimentazione sana e si potenzia la creazione di reti di economia sociale.

Programma di Aiuto sanitario

Vista la situazione della sanità pubblica (tagli, prezzi più alti) bisogna unirsi alle lotte dei movimenti sociali e sindacali nell’ambito della sanità. Proponiamo due attività:

1. Raccolta di farmaci:  questa attività è molto simile alla dispensa solidale e può anche essere sviluppata in parallelo.  Lo sviluppo di questa attività è molto più semplice perché è semplicemente necessario mettere un punto di raccolta di farmaci.  In ogni caso è importante che vi sia una domanda per questa attività o programma.  Per la distribuzione e i criteri possiamo usare gli articoli e i passaggi descritti nella dispensa solidale.

2. Consulenze sanitarie: sempre più persone sono escluse dal Sistema sanitario nazionale, è evidente che il primo passo deve essere l’accompagnamento alla ASL per richiedere l’accesso sanitario universale.  Il problema è che a queste persone viene negato l’accesso.  Ecco perché dobbiamo valutare la possibilità di iniziare a creare un dispensario medico con la collaborazione di medici o professionisti sanitari qualificati.

Programma di Difesa contro la repressione

La maggior parte degli attivisti può ricevere multe o denunce a causa dell’attività militante. Negli ultimi anni abbiamo vissuto un aumento della repressione ed è quindi necessario organizzare la difesa giuridica e la solidarietà economica per affrontare multe e condanne. Proponiamo due attività basiche:

1. Difesa giuridica: si organizzerà una coordinazione con avvocati dei movimenti sociali o che vogliano partecipare alla RSP, in modo da formare un gruppo giuridico preparato per ogni caso. Gli attivisti coinvolti nell’eventuale processo devono partecipare all’organizzazione della risposta giuridica alla repressione.

2. Cassa di solidarietà e promozione di attività di diffusione: in questo modo si canalizzano gli apporti economici per pagare il processo e per raggiungere quest’obiettivo si organizzeranno attività di diffusione dei casi di repressione.

Programma di Appoggio all’educazione pubblica

Sempre più famiglie hanno difficoltà per garantire ai loro figli i materiali scolastici e addirittura dei vestiti adeguati. Perciò proponiamo un programma di appoggio in collaborazione con le associazioni dei genitori e le scuole, che cerchi di garantire queste necessità.

1. Banca dei libri e materiali scolastici: prima di settembre si organizzerà una campagna di raccolta per iniziare la distribuzione dei materiali prima dell’inizio dell’anno scolastico. In questo caso sono importanti i contatti con le scuole per sapere se cambiano i materiali ogni anno.
2. Raccolta di vestiti: bisogna valutare questa attività, perchè molte famiglie non dispongono dei vestiti necessari per affrontare l’inverno.
3. Mense scolastiche: a causa dell’aumento delle tasse, molte famiglie non possono pagare la mensa dei loro figli. Si studierà la possibilità di organizzare mense di appoggio a queste famiglie, in spazi vicini alle scuole.

Bibliografía

• Taller de Historia del PCE “Marusia”, el Socorro Rojo Internacional y si intervención en España.
• Laura Maria Branciforte, “El Socorro Rojo Internacional. Relatos de la solidaridad”. Editorial Biblioteca Nueva.
• Blog Laboratorio de urbanismo insurreccional, Black Panthers, Guerrilla Urbana.
• Instituto Nacional de Estadística, Encuesta de Población activa (EPA), cuarto trimestre de 2012.
• Juan Carlos Llano Ortiz, EAPN-ESPAÑA, impactos de la crisis 2º informe. Seguimiento del indicador de riesgo de pobreza y exclusión social en España.

Traduzione: Sara Merci, Marco Giustini
Testo originalehttp://reddesolidaridadpopular.org/red/content/proyecto-rsp

Copyleft: No rights reserved © 2018, Red de Solidaridad Popular

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