Benvenuti nell’era dei post-partiti politici

 di Bernardo Gutierrez, Horizontal 09/06/2015 (Traduzione di Marco Giustini)

“Qualunque cosa accada alle elezioni europee verrà dato il via libera alle elezioni comunali. Con esso arriverà la grande prova di fuoco dell’assalto istituzionale dei movimenti”. Così annunciavano Traficantes de Sueños – una influente cooperativa editoriale e libreria di Madrid – nel testo “Assalto al cielo (round 3)” del maggio 2014. L’obiettivo del testo era strategicamente tracciato: “Pensare e progettare una proposta municipalista che affronti le questioni strategiche di come costruire una vera democrazia.” In altre parole, la pianificazione dell’assalto alle istituzioni da parte dell’ecosistema 15M-Indignados che aveva preso le piazze del Paese nel 2011. La sfida: passare dal grido “non ci rappresentano” a “noi ci rappresentiamo.”

Il piano municipalista era in corso ben prima dello tsunami che il nuovo partito Podemos causò alle elezioni europee del 25 maggio 2014, quando prese cinque deputati. Podemos suscitava paura e dubbi in parte dei movimenti sociali, per la loro corsa all’ “assalto” delle istituzioni e per la loro narrazione aggressiva. E così, il giorno dopo le elezioni europee, seguendo il copione di una tabella di marcia precedente, è uscito il libro “La scommessa municipalista“, firmato dall’Observatorio Metropolitano de Madrid.

Il libro, che aveva come sottotitolo “politica comincia da vicino”, iniziava con una introduzione storica: dall’agorà greca al cantonalismo spagnolo del XIX secolo, passando dai liberi comuni e municipi della seconda repubblica spagnola, dai Provos olandesi i Verdi tedeschi, alle Giunte del Buon Governo zapatiste. Il libro, pubblicato sotto licenza copyleft, è stato più di un libro. Era un dispositivo appropriabile: l’Observatorio Metropolitano de Madrid consigliava che ogni città adattasse il capitolo 4 (dedicato a Madrid) con un capitolo locale. “Le elezioni generali sembravano inaccessibili. Le elezioni municipali erano più pensabili: potevano essere affrontate senza apparati centralizzati di partito”, dice Emmanuel Rodríguez, uno dei leader della scommessa municipalista.

Il libro si conclude con il capitolo “Per un municipalismo democratico”: la “democrazia perde gran parte della sua sostanza se non si si istituiscono ambiti di decisione diretta in cui la gente comune può rendere efficace almeno parzialmente l’esercizio dell’autogoverno”. La sfida era stata lanciata. In La scommessa municipalista convergevano in qualche modo le aspirazioni di Enred, una scommessa per l’organizzazione aperta creata a Madrid all’inizio del 2013 dai movimenti legati al 15M, per liberare la cultura ed i beni comuni. La scommessa municipalista era anche un antidoto collettivo all’uragano Podemos. Se Enred (enred.cc) è stato consenso, assemblea e piazza occupata, Podemos era l’assalto istituzionale ed il tentativo di egemonia politica. Il tentativo di unire i vari flussi politici e sociali è stato soprannominato “confluenza”. Confluenza: qualcosa di molto diverso da una coalizione di partiti politici,  qualcosa di più di un fronte cittadino, qualcosa di più di una candidatura di unità popolare, qualcosa di nuovo che non esisteva un anno fa.

Nessuno immaginava che una confluenza chiamata Ahora Madrid alla fine sfrattasse il conservatore Partito Popolare (PP) del Comune di Madrid. Come è potuto avvenire? Come sono state tessute le confluenze che hanno preso il potere nelle elezioni del #24M in alcune delle città più importanti della Spagna?


2. Terremoto elettorale

Risultati complessivi. Un titolo di Le Monde serve da perfetta metafora del processo elettorale del #24M spagnolo: “terremoto politico in Spagna”. Terremoto. Tuttavia, è impossibile effettuare una lettura lineare. Impossibile semplificare. Difficile trovare vincitori e vinti a prima vista. La prima contraddizione: il Partito Popolare (PP), che rimane il più grande partito, è il grande perdente. Il PP ha perso la maggioranza in più di cinquecento città, in quasi tutte le grandi città. Perde le città di Madrid e Valencia. E molti capoluoghi di provincia. Perde, a sua volta, la maggioranza in quasi tutte le regioni, che saranno governati da alleanze cittadine e/o di sinistra. Particolarmente simbolica è la perdita di Valencia. Il bipartitismo subisce un duro colpo: la somma del Partido Popular e del Partido Socialista Obrero Español (PSOE) è appena il 52% dei voti. Ma sopravvive grazie all’ambiente rurale ed al voto degli anziani.

Il PSOE non muore: perde voti, ma recupera regioni come Asturie ed Estremadura. Con accordi governerà in molte altre regioni e città. Podemos si consolida come la terza forza politica (-chiave), anche se rimane leggermente al di sotto delle aspettative: un 14% dei voti nelle elezioni autonomiche (regionali). Ciudadanos, esaltato dai media come alternativa di centro alla “bolivariana” Podemos, non scoppia: rimane al di sotto del 10% dei voti.

Dove è il grande terremoto politico di cui parla Le Monde? Nell’esito delle elezioni comunali. Non tanto chi perde, ma chi vince. Il terremoto politico porta il marchio “confluenza”, questo post-partito che governerà (se verranno confermati gli appoggi degli altri partiti di sinistra nella votazione di investitura del 13 giugno), le principali città della Spagna.

Le letture del terremoto elettorale sono confuse, contraddittorie. I media conservatori spagnoli ignorano il fenomeno della convergenza e dicono che Podemos “non ha vinto nulla”. I media internazionali affermano che Podemos governerà città come Madrid o Barcellona. Attribuiscono a Pablo Iglesias, leader indiscusso della formazione, il successo “delle sinistre” alle elezioni comunali. E ancora definiscono le confluenze comunali come “fronti di sinistra”. Owen Jones, in un articolo di The Guardian, consiglia alla sinistra britannica di imparare lo spagnolo: “E’ tutta una questione di atteggiamento e strategia, altrimenti stiamo semplicemente scegliendo un ghetto autoimposto da cui gridiamo impotenti”.

E’ tutto più complesso. Meno lineare. Meno dicotomico. Non serve la logica binaria. L’asse destra-sinistra non è morto ma è scivoloso. Esso non spiega tutto. Le Confluenze, soprattutto a Madrid, non sono esattamente “la sinistra unita”. C’è una maggiore complessità, per favore, scriveva Anton Losada: “Dopo la più vuota, frivola, semplice campagna elettorale che si può ricordare, il popolo il 24M ha risposto con un voto fondato su complessità, sottigliezza e sfumatura. Di fronte a proposte for dummies in cui scegliere tra me o contro di me, gli elettori hanno optato per insegnare a tutti i candidati e a tutte le forze politiche che la politica si deve praticare in modo uguale a ciò che si vede nella realtà: variegata, multiforme e talvolta contraddittoria”. Gli spagnoli non hanno massicciamente votato per il PP e il PSOE. Piuttosto l’esatto contrario. Vero: il voto è girato verso sinistra. Ha puntato in generale verso il cambiamento. Ma la cosa più importante: il # 24M ha interrotto la logica binaria-antagonista del sistema politico.

E la novità del terremoto democratico consiste nella complessità e nella pluralità di confluenze. Confluenze, alcune fondate su patti con le forze di sinistra, che porteranno a governare – in assenza di sorprese – città come Madrid, Barcelona, ​​Valencia, La Coruña, Oviedo, Santiago de Compostela, Saragoza, Terrasa e Cadiz, tra i capoluoghi di provincia. Inoltre, le confluenze hanno riformulato il governo della fascia operaia di città come Madrid o Barcellona.

Pablo Iglesias, in un altro colpo narrativo del suo particolare Game of Thrones, ha ricordato pochi giorni dopo le elezioni che le confluenze sono state una grande scommessa di Podemos. E che Podemos non è un partito ma “uno strumento del cambiamento”. Che ruolo ha Podemos nel terremoto politico comunale in Spagna? Come si relazionano con Podemos le confluenze cittadine come Ahora Madrid e Barcelona en comù?  Che dialogo c’è tra i cittadini, i movimenti sociali, il 15M-Indignados, le confluenze e Podemos?


3.  Un tentativo di cronologia

Nel maggio 2014 nessuno immaginava che la narrazione, l’impulso organizzativo ed emotivo di Podemos potesse mettere a testa in giù la politica spagnola in così pochi mesi. E nemmeno che il municipalismo si consolidasse in tutto il territorio spagnolo in modo così repentino. Molto meno che entrambi i processi si comprendessero l’un con l’altro, fondendosi.

In pochi hanno capito il twitter di Traficantes de Sueños che il 3 Giugno 2014 ricordava agli ipermediatici leaders di Podemos,  che già esisteva un piano municipalista.

Il 15 Giugno, 2014, poche settimane dopo la pubblicazione di La scommessa municipalista, viene pubblicato il manifesto “Guanyem Barcelona: “Noi non vogliamo una coalizione o una semplice zuppa di lettere. Vogliamo evitare la vecchia logica di partito e costruire nuovi spazi che vanno oltre la somma aritmetica delle parti che li compongono”. Il 26 giugno viene presentata ufficialmente l’iniziativa Guanyem Barcellona guidata da Ada Colau, la mediatica portavoce della Plataforma de Afectados por la Hipoteca (PAH). Il suo scopo è di “vincere il sindaco di Barcellona”,  creando una confluenza di maggioranze. Cosi guanyem in catalano, ganemos in spagnolo (NdT vincere, in italiano) si sovrappone al grido che da potere, podemos.

Dopo Guanyem, la piattaforma Enred – in cui le organizzazioni quali Traficantes de Sueños, Observatorio Municipal de Madrid, Juventud Sin Futuro (vitale nel 15M) ed il Patio Maravillas (un centro sociale occupato) avevano cucinato il piano municipalista dall’inizio del 2013 – rapidamente si trasformava in Municipalia. Ed il suo incontro aperto del 28 giugno presso il Medialab Prado di Madrid apre la porta per il cambio di nome: Ganemos. Cosi le iniziative Ganemos cominciano a spuntare in ogni quartiere, in decine di città in Spagna. “Negli ultimi mesi sono stati cotti a fuoco lento accordi, primarie e programmi per costruire candidature cittadine democratiche che approfondissero nuove forme di organizzazione e di creazione politica rispondenti al tessuto sociale e politico di ogni località”, scrive Pablo Carmona pochi giorni dopo, una delle menti de Il Piano municipalista e futuro consigliere di Ahora Madrid.

Accordi a fuoco lento, assemblee, entusiasmo, cedimenti, tensioni. C’era fretta, molta fretta. Alcuni partecipanti delle assemblee dei quartieri del 15M avevano aperto già nel 2014 circoli territoriali e tematici di Podemos, la struttura decentralizzata più elogiata di questo partito. Molti altri furono incoraggiati dall’onda territorialista di Ganemos ed aprirono nodi. Tutti stavano tessendo la rete umana e decentralizzata che poi sarebbe diventata Ahora Madrid. “Le piazze hanno mostrato l’elevato livello di preparazione che abbiamo nel gestire situazioni complesse, con grande intelligenza, ma anche con tenerezza, ascolto e vicinanza”, afferma Alberto Nanclares, collaboratore di Ganemos e del Movimiento de Liberación Gráfica de Madrid, gruppo chiave per il tratto finale della campagna di Ahora Madrid. Le pratiche di cittadinanza attivate ​​nel 2011 dagli Indignados sono state un costante faro ispiratore. “Le forme di cooperazione dei movimenti di rete non passano più da grandi dogmi ideologici unitari ma collegando tra loro le pratiche di riconquista di diritti e di ciò che è comune” scriveva Arnau Monty nel 2013 nel suo articolo “Le mutazioni del movimento Rete 15M“.  “Se ci organizziamo a partire da obiettivi e pratiche concrete, possiamo raggiungere obiettivi che sembrano impossibili,” afferma il manifesto iniziale di Guanyem Barcelona.

L’immaginario e il metodo di Ganemos Madrid erano particolarmente costruttivi. Il testo “Prendere la città, obbedendo (disobbedendo)”, pubblicato da Ganemos Madrid il 27 giugno 2014, è stata una tabella di marcia di comune ispirazione. Ovvero il comandare obbedendo zapatista, remixato con la massiccia disobbedienza attivata fin dall’inizio del 15M. Il “toma la calle”  (NdT: prenditi la strada, in italiano), lo slogan 15M del 2011 si trasforma in “prenditi le istituzioni della tua città”. Il compito quasi invisibile di assemblee e reti di affetti diventa di rivendicare una politica liquida, laterale, flessibile. Una vera politica. Un ingrediente spaziale, territoriale ed iperlocale portava a termine l’assemblamento di un processo down-up, dal fuori al dentro.

I cinque principi della confluenza di Ganemos funzionarono metaforicamente come le quattro libertà del software libero: un breve quadro etico da cui partire per costruire processi, condividendo codice e pratiche. Vale la pena leggerli con calma: 1) Principio di confluenza: non pretendere di generare una nuova struttura, ma promuovere il coordinamento di quelle esistenti ed il lavorare insieme. 2) Principio di promozione: promuovere lo sviluppo di strumenti e opportunità di cooperazione nel territorio, in luoghi dove non esistono. 3) Principio di sostenibilità: pensare meccanismi di partecipazione in modo che siano sostenibili non solo per gli attivisti, ma per la cittadinanza in generale. 4) Principio di inclusione: le iniziative siano lanciate per cercare la partecipazione della cittadinanza in generale e non solo la composizione interna del movimento. 5) Principio di co-organizzazione: non intendere la cittadinanza come uno spazio di consultazione e di validazione, ma incoraggiare chiunque voglia organizzare, partecipare e prendere decisioni che siano vincolanti.

L’onda Ganemos, durante l’estate del 2014, è cresciuta rapidamente. Si è moltiplicata. E’ cambiata. La logica del software libero, i repository di codice informatico condiviso e la cooperazione di rete ne hanno facilitato l’espansione. Guanyem Barcellona ha pubblicato la Guida utile per creare un gruppo Guanyem/Ganemos . L’intelligenza collettiva e le esigenze locali di ogni città sono stati riconfigurate ad ogni incrocio. Ahora Madrid, ad esempio, ha usato il codice sorgente della piattaforma digitale di Saragoza en comun per elaborare in forma collaborativa il proprio programma. “L’implementazione di meccanismi per la partecipazione dei cittadini è una espropriazione del potere ai rappresentanti, è un atto di de-rappresentanza”, ha affermato pochi giorni prima delle elezioni Pablo Soto, responsabile della commissione della partecipazione digitale e futuro consigliere di Ahora Madrid.

Come si sono evolute le confluenze? L’efficacia di questa avventura, come indicava all’inizio di novembre 2014, la giornalista Olga Rodríguez, partecipante di Ganemos Madrid, dipende dal trovare “spazi in cui possano collocarsi coloro che hanno subito tagli (Ndt: di diritti), per ripristinare la democrazia e valori semplici come la solidarietà”. Nel frattempo, Podemos – attaccato all’infinito dai grandi media e vittima di costanti manipolazioni a suo danno – metteva in atto l’operazione segreta “one girl”: per la confluenza di Madrid ottenere una candidatura di sesso femminile, indipendente e con esperienza.  Jesus Montero, Segretario Generale di Podemos di Madrid, dopo vari rifiuti, convinse l’ex-giudice Manuela Carmena a diventare il candidato sindaco per Ahora Madrid. Già a campagna elettorale iniziata, Manuela Carmena ha poi ripetuto più volte che “non aveva niente a che fare con Podemos.” E senza questa distanza sarebbe stato impossibile il trionfo di Ahora Madrid.

Nessuno sospettava che la mutazione delle sigle municipaliste  sarebbe stata così vertiginosa. In molti casi, la colpa era l’opportunismo dei vecchi partiti politici, che registrarono legalmente il marchio Ganemos in tutta la Spagna, con l’approvazione del Ministero dell’Interno. Guanyem Barcellona divenne così Barcelona en Comú. In Galizia vennero usati i nomi Marea Atlantica e Compostela Aberta. Somos Oviedo nelle Asturie. A Cadiz Por Cádiz Sí Se Puede. Il nome della confluenza era il meno. Lo spirito permeava centinaia di candidati con parole come “vincere”, “adesso”, “cambiamento”, “vinciamo”, “noi” o “comune”. Il formato giuridico utilizzato, come spiega il giornalista Aitor Rivero, dipendeva ogni città: il “gruppo di elettori” e “partito strumentale” sono stati i più utilizzati.

Il 6 marzo è stato lanciato ufficialmente Ahora Madrid come partito strumentale formato per questa confluenza da movimenti cittadini, associazioni e partiti (Podemos, Equo e dissidenti di Izquierda Unida, tra gli altri). Un vero e proprio post-partito. Non c’era nulla di preventivato salvo le primarie, condizione non negoziabile di Ganemos Madrid. Il 24 marzo si è svolta la conferenza stampa della lista vincente delle primarie, con capolista Manuela Carmena. L’ex giudice Manuela Carmena era una perfetta sconosciuta. E mancavano 60 giorni alle elezioni. Pochi pensavano che Ahora Madrid avrebbe potuto conquistare la città di Madrid.


4. Manuela, la musa

A meno di due settimane prima delle elezioni del #24M arrivò l’onda cittadina. Il Movimiento de Liberación Gráfica a Barcellona e Madrid ha messo i primi granelli di sabbia negli ingranaggi. Poi la piattaforma #MadridConManuela diede fuoco alle polveri della campagna con una narrativa aggregante, emozionante e contagiosa. Smantellò la paura. Manuela Carmena venne trasformata in una musa pop. E ruppe la serratura della prigione in cui i media mainstream avevano messo Ahora Madrid. Manuela, la musa illustrata, tuonava El País. E quando i media hanno voluto rimanere nel refrain del personalismo pop del candidato, è emerso l’hashtag #SomosManuela, che è stato trend topic per tutto martedì 19 marzo. Manuela Carmena è cosi diventata una maschera per la moltitudine, una candidata appropriabile. #SomosManuela straripò del tutto, decentralizzando la campagna. Divenne entusiasmo contagioso. Un entusiasmo che ha conquistato Madrid. E tutta la Spagna. Tutti erano Manuela.

La campagna ufficiale di Ahora Madrid ora non aveva più un solo ritmo. Era diventata parte di una narrazione polifonica ed una raccolta di narrative, strategie e azioni. L’incontro poetico tenutosi il 19 maggio a Plaza Tirso de Molina a Madrid, è un’altra metafora dello straripamento “Non riflettono i responsabili della comunicazione di Ahora Madrid, o i commentatori e gli esperti, che a Plaza de Tirso Molina c’è una folla che ascolta poesie, senza discorsi elettorali, ma con contenuti molto politici?”, affermava Ruben Caravaca, legato all’assemblea Austria del 15M, poi a Ganemos Cultura ed ora ad Ahora Madrid Cultura.

Felipe Gil e Francisco Jurado, in Straripare per vincere, delinearono questa nuova realtà che andava oltre gli spin doctor politici, i consulenti ed i gabinetti dei partiti. Nel loro testo parlano di narrazioni inclusive e non predeterminate. Di prototipi aperti ed identità mutanti. Ed evidenziano un punto chiave per tutte le confluenze presenti e future: “Farsi invadere e fondarsi su una costruzione collettiva e incontrollata”.  Mayo Fuster, ricercatrice di cultura collaborativa, sottolinea anche questo punto: “Un concetto chiave è l’overflow (strabordamento), che si riferisce alla capacità di perdere il controllo sul processo e operare con libertà nel processo di mobilitazione”.

La campagna cittadina a favore di Manuela Carmena si è basata su un sistema a rete di persone. Un ecosistema umano che si collega con la definizione storica di “autopoiesi” fatta dai biologi cileni Humberto Maturana e Francisco Varela nel 1972: il meccanismo che favorisce che un sistema vivente si replichi in modo auto-organizzato. Dall’autopoiesi delle cellule all’autopoiesi di una cittadinanza indignada ed auto-organizzata dal 2011. Dall’autopoiesi dei nodi di Ahora Madrid alla mitopoiesi, il processo di creazione collettiva dei miti: la cittadinanza ha trasformato Manuela Carmena in un corpo del desiderio comune. “La campagna pro Manuela è una storia che non avrebbe accettato un altro emittente che i cittadini stessi, non avrebbe potuto essere gestita da una struttura tradizionale”, dice Nacho Padilla, uno dei fondatori della piattaforma Madrid con Manuela.


5.  Cosa succederà ora?

Un terremoto politico. Per i partiti. Per il vecchio marketing. Per la sinistra tradizionale. Un terremoto sistemico. Anche per i movimenti sociali. “I movimenti sociali devono avere la propria vita, la propria autonomia, devono essere una massa critica. Dobbiamo porre fine alla figura dell’associazione amica”, nelle parole di Rafael Pena di Compostela Aberta.

E come si comporta Podemos in questo nuovo quadro politico sociale? Sarà possibile una confluenza di diverse forze politiche e sociali per le elezioni generali di novembre 2015? Il successo dei laboratori di confluenza – dei quali Podemos è un motore fondamentale – fa sognare a molti una confluenza nazionale e cittadina per le elezioni generali. «Sì si può, però non solo con Podemos”,  scrive Isaac Rosa.  Alberto Garzón, che faceva sua la proposta come candidato alla presidenza di Izquierda Unida, ora difende il piano pubblicamente: “Non partecipiamo solo alle prossime elezioni, ma per le prossime generazioni.” Meglio Ganemos che Podemos è un nuovo mantra collettivo. “Ciò che è stato giocato a Madrid e Barcellona alle elezioni comunali/regionali è in connessione e correlazione con i cambiamenti che sono in corso”, dice David Arenal, coinvolto nella 15M, in Ganemos ed Ahora Madrid.

Raúl Sánchez Cedillo, della Fundación de los Comunes, guarda ad Ahora Madrid come un modello da seguire: “C’è solo un caso che illustra che questo tipo di municipalismo aggiunge qualcosa di più a quello che ha proposto Podemos, è Ahora Madrid. Un’esperienza che senza il lavoro e la determinazione di Municipalia prima e di Ganemos Madrid poi, è inconcepibile. “Barcelona en Comú ha ottenuto il 25% dei voti nella capitale catalana, però con Izquierda Unida (ICV) all’interno della coalizione. Il 32% dei voti ottenuti da Ahora Madrid, senza il supporto ufficiale di Izquierda Unida e con meno tempo, apre orizzonti di speranza.

Se il 15M-Indignados ha inaugurato una nuova grammatica sociale, il risultato delle elezioni municipali spagnole ha creato un nuovo ecosistema politico. Un ecosistema in cui convivono diverse forme di vita, interdipendenti, alcune più liquide ed altre più definite. Non si può parlare di Podemos senza le confluenze. Non si può spiegare Ahora Madrid senza Podemos. In una ipotetica confluenza nazionale, il motore del cambiamento potrebbe essere Podemos. La forma e la narrazione sarebbero le confluenze. I nodi cittadini ed i movimenti sociali sarebbero le cellule autopoietiche per mantenere il nuovo ecosistema vivo.

Nel frattempo, Manuela Carmena ha confermato in ogni gesto che un altro modo di fare politica è possibile. Viaggia con la metropolitana. Viaggia in bicicletta. Non attacca i nemici. Ascolta. Uno dei suoi tweet il giorno delle elezioni riassume, senza teorizzare, l’anima aggregatrice delle nuove confluenze: (testo mancante).

Fonte: http://horizontal.mx/bienvenidos-la-era-de-los-post-partidos-politicos/

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